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Daria Ballerini

Bianco, freddo, venato, franto,

mani d’uomo trassero alla luce

squarciato il buio ventre della terra,

impatto perdurante della volontà cosciente

sull’inerme fissità della materia,

assoggettata dall’ingegno che vede, pensa, crea.

 

Tracce indelebili restano su piani sfalsati

di tagli, spacchi, canali

che acqua e luce dipingono,

mutevole commistione

di sciolti depositi stratificati,

imbevute superfici

e trasmigranti riflessi.

 

Fondono i colori,

e si frastagliano,

colano sulle superfici spezzate

della muta roccia,

dal tempo geologico plasmata prima che fosse contato,

dal tempo atmosferico screziata

in giorni di piogge, di vento, di luce.

 

Si accendono bagliori,

grondano dal freddo marmo,

e vibrano, e traslucono,

provvisori, eterni,

finché il sole si alza e si abbassa

a disegnarli e riversarli;

 

finché di nuovo, nel ricircolo del tempo,

ingegno di uomo

ha visto, pensato, creato.

 

Impatto perdurante della volontà cosciente

sull’inerme fissità della materia.

 

 

Daria Ballerini

 

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