» Roberto Mari: marmi d’antico colore di Lodovico Gierut

Roberto Mari: marmi d’antico colore di Lodovico Gierut

“Penso che se si dovesse fare una classifica a proposito dei luoghi maggiormente fotografati, gli apuo-versiliesi sarebbero ai primi posti: sono quelli di michelangiolesca memoria, dove hanno lavorato – e operano – i maggiori creativi, ovviamente anche fotografi.

La fotografia d’arte ha finalmente attecchito anche in Italia e quella che Antonio Paolucci ha denominato “Piccola Atene”, cioè Pietrasanta, non ne è indenne, avendo ospitato alcune belle personali e diverse mostre di gruppo.

Le istantanee di Roberto Mari sono state e continueranno a essere le protagoniste sia a Pietrasanta, come a Seravezza, sempre in provincia di Lucca – dove ha esposto, e altrove: i suoi scatti fotografici hanno ricevuto l’apprezzamento di grosso pubblico, come dagli esperti del settore per la particolarità di opere che “entrano” nel marmo.

E’ comunque ovvio che è un fotografo “a tutto tondo”: la sua particolarità è la cosiddetta “ricerca”.

Non si accontenta, scruta e viaggia, “fissa”, racconta e interpreta.

Il marmo, materia tanto cara ad Henry Moore e a Pietro Cascella, a Fernando Botero come ad Igor Mitoraj e a Gigi Guadagnucci – per far qualche nome – è penetrata nei meandri.

Le venature, le fessure, le compattezze materiche, i colori dei millenni accompagnano così l’osservatore/fruitore nella magia di un viaggio in cui le tele donano un tutto scelto con puntigliosità e rielaborato autonomamente: è ovvio che in questo momento faccio mente locale alle foto che l’artista ha stampato sul supporto telaceo, ma il riferimento è anche a tutte le altre su carta, plastica o altro.

 

I suoi magnifici passaggi/paesaggi che si sposano a marmi d’antico colore, altro non sono che un incontro e uno scontro all’unisono dolce e inquietante, misterioso, alla stregua dell’osservazione del cielo stellato.

Roberto Mari è un artista/fotografo che ama le Apuane lunensi e versiliesi, ne conosce cave attive e dismesse: è nel loro cuore che sa catturare il brusio pietrificato che mai si ferma, soprattutto quando si unisce alle carezze dolci o sferzanti dell’acqua.

I suoi marmi trasudano vita, ebbri d’armonie azzurrognole, dorate, biancheggianti, gialle e rosate, rossastre e marroni, bluastre, violacee… tanto che la mente va a parole liriche di Marta Gierut: “Ci sono nella memoria / luoghi nascosti dal silenzio / Ali di passioni spezzate / dove giace l’anima…”.

Le trame lucenti di Roberto Mari – passioni, appunto – talvolta trasformate in ferite dall’Uomo, sono così protagoniste di un racconto per immagini ricco del sentimento dell’esistere, del creare e del sondare, del dare e del donare un’emozione, una sensazione che non scolora e mai sparisce. Resta.

C’è il marmo, ma anche quell’acqua che giocando con le mille luci del giorno, vi si deposita, e poi grani sottili e sabbiosi che con lei lo attorniano, levigandolo in una lotta d’amore”.

Roberto Mari 2014 | Privacy Policy | Ringraziamenti Up